Come scegliere un franchising senza sbagliare

Aprire in franchising non elimina il rischio d'impresa: lo sposta. Invece di inventare un mercato ne compri uno già validato, e in cambio accetti regole, costi ricorrenti e vincoli. Il punto non è se il marchio è famoso, ma se la formula regge nella tua città, con i tuoi soldi e i tuoi orari. Qui trovi i sette controlli da fare prima di firmare, e i documenti che per legge il franchisor deve consegnarti.

Questa guida nasce dal lavoro di selezione che facciamo ogni settimana sulle reti che entrano tra i franchising di successo selezionati dalla redazione: sono gli stessi controlli che applichiamo noi prima di presentare una rete a un aspirante affiliato.

1. La formula è già stata provata sul mercato?

È il primo filtro, ed è anche un obbligo di legge: l'articolo 1 della legge 129/2004 richiede che l'affiliante abbia sperimentato sul mercato la propria formula commerciale prima di avviare una rete. In pratica significa che devono esistere punti pilota gestiti direttamente, con dati veri, non solo un business plan.

Domanda da fare, testuale: da quanti anni esiste il primo punto vendita, e chi lo gestisce oggi. Se la risposta è che i punti diretti sono stati tutti convertiti in affiliati, chiediti perché la casa madre non voglia più operare in proprio.

2. I trenta giorni sono un tuo diritto, non una cortesia

L'articolo 4 della stessa legge impone al franchisor di consegnarti copia completa del contratto almeno trenta giorni prima della firma, con gli allegati. Non è un dettaglio formale: è la finestra in cui puoi far leggere le carte a un commercialista e a un avvocato senza avere nessuno addosso.

Gli allegati che la legge prevede sono, in sintesi:

  • i dati principali dell'affiliante e i marchi utilizzati, con le relative licenze;
  • l'elenco degli affiliati operanti nella rete e dei punti vendita diretti;
  • la variazione anno per anno del numero di affiliati negli ultimi tre anni, con l'ubicazione;
  • una descrizione degli eventuali procedimenti giudiziari o arbitrali conclusi negli ultimi tre anni.
Se ti viene chiesto di firmare o di versare una caparra prima di aver visto quei documenti, il problema non è la fretta commerciale: è che la rete non sta rispettando la legge. Fermati lì.

3. L'allegato più utile è la lista degli affiliati

Quella lista vale più di qualunque presentazione. Chiama tre affiliati aperti da almeno due anni e in città simili alla tua: chiedi quanto ci hanno messo a raggiungere il pareggio, quante ore ci lavorano di persona, cosa rifarebbero diversamente.

Poi cerca chi è uscito. La variazione anno per anno del numero di affiliati serve proprio a questo: una rete che apre venti punti e ne perde quindici non è una rete in crescita, è una rete che ricicla persone. Le uscite raccontano più delle aperture.

4. Cosa comprende davvero la fee d'ingresso

La fee d'ingresso paga il diritto di usare il marchio e il know-how, e quasi mai i lavori. Prima di confrontare due reti sulla cifra d'ingresso, scomponi l'investimento totale: allestimento del locale, insegna, primo magazzino, attrezzature, cauzione dell'affitto, spese tecniche, e i mesi di cassa che ti servono prima che il punto cammini da solo.

VoceChiede sempre soldi?Cosa verificare
Fee d'ingressoSì, una tantumCosa include per iscritto: formazione, software, materiali di lancio
AllestimentoSe i fornitori sono obbligati e a che prezzi
Primo magazzinoDipende dal settoreSe è invendibile o rientra in una politica di reso
RoyaltyRicorrenteBase di calcolo e periodicità
Contributo marketingRicorrenteCome viene rendicontato e dove viene speso

5. Royalty e contributo marketing: guarda la base di calcolo

Le royalty si calcolano quasi sempre sul fatturato, non sull'utile: le paghi anche in un mese in cui non guadagni. Non è di per sé scorretto, è il modello, ma cambia completamente i conti nei primi due anni. Il contratto, per legge, deve indicare le modalità di calcolo e di pagamento e l'eventuale incasso minimo richiesto.

Sul contributo marketing la domanda giusta è una sola: come viene rendicontato. Un fondo comune ha senso se produce campagne di cui vedi il ritorno sul tuo punto vendita, non solo la brochure nazionale.

6. L'esclusiva di zona vale quanto la riga che la scrive

L'ambito dell'eventuale esclusiva territoriale è tra gli elementi che il contratto deve indicare espressamente. Fatti scrivere il perimetro: comune, quartiere, raggio in chilometri, numero di abitanti. E fatti dire cosa succede se la rete apre un canale online che consegna nella tua zona: è la domanda che oggi separa i contratti aggiornati da quelli fotocopiati dal 2010.

7. Durata, rinnovo e uscita

Se il contratto è a tempo determinato, la legge impone una durata minima non inferiore a tre anni, pensata per permetterti di ammortizzare l'investimento. Guarda però anche le due cose che nessuno legge: a quali condizioni si rinnova, e cosa succede se vuoi uscire prima o cedere l'attività a un terzo. Una rete sana ha una procedura di cessione chiara, perché sa che prima o poi qualcuno la userà.

Regola pratica: porta il contratto a un commercialista con i tuoi numeri, non con quelli del franchisor. Se il piano regge solo con il fatturato migliore della rete, non è un piano.

Approfondimenti

Due letture per andare più a fondo su altrettante domande che tornano sempre: quanto rende davvero una rete, e come funzionano i settori legati a bambini e famiglie.

E adesso?

Il metodo serve a scartare, non a scegliere. Il passo successivo è mettere a confronto reti concrete, con investimento, superficie e requisiti dichiarati, e chiedere la brochure a due o tre che superano i sette controlli qui sopra.

Vedi la selezione 2026

Domande frequenti

Quale franchising conviene aprire?

Non esiste una rete che conviene a tutti: conviene quella la cui formula regge nella tua zona, con il capitale che hai davvero e con il ruolo che sei disposto a fare. Prima di guardare il settore, verifica la durata della rete, la variazione del numero di affiliati negli ultimi tre anni e cosa dicono gli affiliati già attivi in città simili alla tua.

Quanto serve per aprire un franchising in Italia?

Dipende dal formato: un servizio senza magazzino e con pochi metri quadri richiede molto meno di un punto vendita con allestimento e scorte. Il numero che conta non è la fee d'ingresso ma l'investimento totale più i mesi di cassa necessari prima del pareggio: chiedi che siano messi per iscritto entrambi.

Come capire se un franchising è sicuro?

Sicuro non è una categoria: nessuna rete elimina il rischio d'impresa. Puoi però ridurre l'incertezza verificando che la formula sia già stata sperimentata sul mercato, che il contratto e i suoi allegati ti vengano consegnati almeno trenta giorni prima della firma e che gli affiliati storici siano rintracciabili e disposti a parlare.

Il franchisor deve darmi il contratto prima della firma?

Sì. La legge 129/2004 prevede che l'affiliante consegni copia completa del contratto almeno trenta giorni prima della sottoscrizione, con gli allegati previsti: dati dell'affiliante, marchi, elenco degli affiliati, variazione del loro numero negli ultimi tre anni ed eventuali procedimenti giudiziari conclusi nello stesso periodo.

Le royalty si pagano anche se non guadagno?

Nella maggior parte dei contratti sì, perché sono calcolate in percentuale sul fatturato e non sull'utile. Per questo il contratto deve indicare la base di calcolo, la periodicità e l'eventuale incasso minimo: sono le voci che pesano di più nei primi due anni di attività.